VALUTAZIONI SUGLI EFFETTI NOCIVI DELLE TURBINE EOLICHE
Quando si va a discutere di temi riguardanti la produzione di energia non ci si dovrebbe sottrarre ad una valutazione più generale – possibilmente sempre rigorosamente scientifica- circa l’impatto che questa produce sugli ecosistemi e in particolare sulla salute dell’uomo. Un limite piuttosto preoccupante di queste valutazioni è costituito dal fatto che un cieco fideismo tecnologico porta a ritenere che tutto ciò che è possibile fare o produrre sia lecito senza prima avere valutato o pensato ai possibili effetti che quella tecnologia potrà determinare. Si ripresenta insomma un dilemma “storico” : è più importante la scienza intesa come corpo di conoscenze teoretiche che servano all’uomo o una tecnologia che serva solo alla produzione di beni o cose per il consumo o comunque con prevalente finalismo economico? La risposta , purtroppo è una sola , e sembra valere sotto ogni latitudine. L’economia giustifica tutto di per sé , anche se , su questi temi pesa enormemente la pressione lobbistica che le imprese che producono energia esercitano sulla politica.
Il caso della problematica dell’eolico è in questo senso paradigmatico. Mentre i paesi come la Danimarca, il Canadà , la Germania, la Spagna e altri ancora che hanno precocemente abbracciato questa tecnologia ne stanno vedendo e comprendendo fondamentali limiti e problemi (ivi compresi quelli relativi alla salute) , nel nostro Paese una politica degli incentivi assolutamente ingiustificata ne sta promuovendo la diffusione. Analogamente ad altre energie o servizi utilizzati sulla base di strategie e di attese con solo carattere di lobbing , sarà inevitabile pensare ad un futuro in cui o con un ingiustificato aumento delle tariffe o con la tassazione o altri surrettizi sussidi (sempre pagati dal contribuente) si dovranno “tappare buchi” prodotti da interventi impropri. Questa è la prima “questio” che meriterebbe di per sé di abbandonare progetti sull’eolico fatti non certamente per servire il cittadino. Sono sempre più numerosi i rapporti scientifici prodotti da professionisti che basandosi sulla loro esperienza sul campo hanno dimostrato l’inconsistenza di molti dei presupposti teorici per i quali l’eolico è stato creato (dalla presunta diminuzione della CO2, al contenimento dei costi di produzione , la qualità e la costanza di produzione di energia etc.).
Al di là di tutte le valutazioni fin qui considerate, sottolineo come a ridimensionare in modo netto e inequivocabile le speranza da molti nutrita di un eolico veramente “green” siano stati studi e approfondimenti circa l’impatto negativo sulla salute dei cittadini. Proteste e reclami da parte dei cittadini residenti vicino alle pale eoliche industriali accadono un po’ in ogni parte del mondo. Un pubblico sempre più vasto e informato ha contestato la politica dei loro governi che troppo frettolosamente avevano sostenuto la rapida installazione di turbine eoliche negli Stati Uniti, in Canadà, Gran Bretagna, Nuova Zelanda, Australia, Europa e, recentemente anche in Giappone.
In Europa sono 364 le organizzazioni firmatarie in 19 paesi europei che hanno dato origine alla EPAW (European Platform Against Windfarms). In Gran Bretagna Country Guardian è un gruppo per l’ambiente che da vent’anni fa azione informativa capillare . Negli Stati Uniti vi sono tre gruppi molto attrezzati e organizzati. In Canadà nella regione dell’Ontario vi è Wind Concerns Ontario. Tutte queste organizzazioni lottano in diversi modi mettendo in guardia contro le turbine eoliche, sottolineandone in vari modi limiti economici, di mancata partecipazione democratica alle decisioni di merito, di danno ambientale e soprattutto di danno alla salute.
La ricerca sugli effetti delle pale eoliche sulla salute è piuttosto importante e sostenuta da una letteratura scientifica di tutto rispetto. Il dott.Robert Mc Murtry, preside della facoltà di medicina dell’Ontario in Canadà, ha avuto numerosi incarichi da parte dell’autorità politica sanitaria del suo paese. Nelle sue audizioni ha avuto modo di spiegare che pur in assenza di studi sistematici ed epidemiologici per stabilire sicurezza o dannosità delle turbine eoliche industriali, il numero di segnalazioni di effetti negativi sulla salute è in continuo aumento con valori anche dell’85-90% all’anno. Molte famiglie sono state costrette ad abbandonare la loro casa. Mc Martry ha testualmente dichiarato che” quando sussiste l’ incertezza e il benessere e la salute delle persone sono potenzialmente a rischio, è certamente appropriato invocare il principio di precauzione”. L’industria eolica dal canto suo, al pari della tattica messa in atto a suo tempo e per tanti anni da quella del tabacco circa la mancanza di effetti sulla salute umana dei propri prodotti, appare impegnata un po’ dovunque a negare “l’evidenza scientifica di pubblicazioni a comitato di lettura che dimostrino l’impatto nocivo delle turbine sulla salute”.
In realtà alcune tra le più importanti autorità mediche mondiali hanno mandato segnali importanti ai decisori politici invitandoli a prendersi le responsabilità delle loro decisioni.
The National Institutes of Health (NIH) , le prestigiose agenzie del Dipartimento di salute statunitensi, nel 2008 hanno pubblicato sulla prestigiosa rivista Environmental Health Perspectives, un lavoro che testualmente dichiarava “indubbiamente l’energia eolica produrrà rumore, il quale aumenta lo stress che a sua volta aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e cancro”. (vol.116 ,pag. 237-238). L’Accademia Nazionale Francese di Medicina nel 2006 presentò un rapporto che così concludeva: “Gli effetti nocivi del suono prodotto dalle turbine eoliche non sono stati sufficientemente accertati… Il suono emesso dalle pale è a bassa frequenza, la quale si diffonde facilmente e varia secondo il vento costituendo un rischio permanente per coloro che vi sono esposti. L’Accademia raccomanda l’ubicazione delle turbine eoliche almeno a 1,5 km. di distanza dalle abitazioni”. (Chouard, C-H. Panorama du medecin 20 marzo 2006). Ma è stato Christopher Hanning nel suo “Sleep disturbance and wind turbine noise “ del giugno 2009 , a fornire una revisione convincente e qualificata della letteratura basata sulle prove. Vorrei ricordare che le credenziali scientifiche del Dott. Hanning sono fuori discussione. E’ ritenuto unanimemente come uno dei più importanti specialisti del rumore e dei suoi effetti sul sonno e sulla salute. Ha fondato e dirige il Leicester Sleep Disorders Service, uno dei centri più grandi e con maggiore tradizione ed esperienza del Regno Unito. Il suo rapporto si conclude con alcune affermazioni importanti: “ Nell’esaminare le prove ho trovato che, da un lato si osserva un gran numero di casi di disturbi del sonno, e in alcuni di questi una cattiva salute causata dall’esposizione al rumore delle turbine eoliche confermata da un certo numero di rapporti di ricerca che tendono a confermare la validità di rapporti aneddotici e costituiscono una base ragionevole per le proteste dei cittadini. Dall’altra parte abbiamo rapporti dell’industria e del governo redatti male e che cercano di dimostrare che non vi sono problemi. Io trovo questi ultimi poco convincenti. E ancora: “nella mia qualità di esperto,secondo la mia conoscenza della fisiologia del sonno e dall’esame della ricerca disponibile, non ho alcun dubbio che il rumore prodotto dalle turbine provochi disturbi del sonno e cattiva salute”. Il dottor Hanning ha inoltre dichiarato: “Non vi è alcun dubbio che gruppi di turbine eoliche industriali (wind farms ) producono rumore sufficiente per disturbare il sonno e danneggiare la salute di coloro che vivono nelle vicinanze.” Inoltre Hanning sottolinea alcuni effetti legati alla specificità dei disturbi del sonno indotti dalle turbine: “ un sonno inadeguato non è stato solo associato alla fatica, alla sonnolenza e a un deterioramento cognitivo, ma anche ad un aumento del rischio di obesità, una compromissione del test di tolleranza al glucosio (rischio di diabete), aumento della pressione del sangue, malattia cardiaca, cancro e depressione. Le persone hanno inoltre un maggior rischio di incidenti stradali”. Il rapporto del dottor Hanning è ritenuto uno dei punti di vista più autorevoli della letteratura disponibile. Sempre il medesimo studioso segnala lo studio di Amanda Harry (2007), medico di famiglia inglese che ha condotto un’indagine su un certo numero di suoi pazienti che vivevano in prossimità di turbine eoliche, constatando una comunanza di disturbi e sintomi talmente uniformi da non poter essere ritenuti casuali. La presenza di pazienti che , tra coloro che denunciavano sintomi, evolveva verso danni alla salute provocati dal rumore è stata ritenuta degna di tutta la considerazione del caso. Negli Stati Uniti – nel 2009 – è stato pubblicato uno studio da parte della dott.ssa Nina Piermont , medico pediatra, che per anni si è occupata di pazienti con sindrome da turbina eolica. ( Wind Turbine Syndrome: a report on a natural Experiment). A giudizio di Hanning , il lavoro della Piermont “rappresenta uno studio caso-controllo molto dettagliato e rivisto su 10 famiglie nel mondo con disturbi così gravi provocati dal rumore delle turbine da dovere abbandonare in 9 casi su 10 le loro case in modo definitivo. La potenza delle turbine oscillava da 1.5 a 3 MW, con distanze dalle pale variabili tra 305 e 1500 m. Il gruppo era molto selezionato, ma trattato con grande abilità sia nel rilevare i sintomi che nella loro evoluzione longitudinale (il periodo di studio protratto per 5 anni) . Lo studio è ritenuto altamente attendibile per la sua solidità dovuta all’attenta valutazione della descrizione dei disturbi e dei sintomi durante il funzionamento delle turbine e constatandone l’assenza prima della loro entrata in funzione e la scomparsa quando cessava l’ esposizione. Vi era anche una netta relazione tra sintomi denunciati anche dai bambini e l’esposizione al rumore. I soggetti adulti riferivano un senso di “nervosismo dentro “ o un “tremore interno” accompagnati da tremore , ansia e irritabilità. Il meccanismo provato dalla Pierpont come responsabile della sintomatologia da riferirsi ai suoni a bassa frequenza e agli infrasuoni appare come molto plausibile. Gli effetti sui bambini in età scolare e ai liceali sono ritenuti particolarmente preoccupanti. Presentavano disturbi del sonno, del comportamento e nel profitto scolastico. Sette bambini su dieci che avevano avuto un calo nei risultati scolastici durante l’esposizione al rumore ,avevano avuto un recupero quando cessava l’esposizione. Bambini ,giovani e adulti accusavano problemi di concentrazione e di memoria”.
Un recente lavoro pubblicato da medici ricercatori McAngus Todd, Sally Rosengren, James Colebatch (research from Neuroscience letters (2008) pag. 36-41) conferma la tesi della Pierpont secondo la quale il rumore a bassa frequenza e quello all’infrasuono possono danneggiare l’apparato vestibolare dell’orecchio interno. In paradigmatica analogia con i campi elettromagnetici si conferma – una volta di più – che può nuocere alla salute anche “ciò che non si vede o non si sente”. Nel marzo 2009 il dottor Michael Nissenbaum del Northern Maine Medical Center ha presentato i risultati degli studi del suo gruppo alla Maine Medical Association. affermando come i pazienti studiati “ soffrissero di gravi problemi di salute dipendenti dallo sfarfallamento dell’ombra e dall’emissione di rumore proveniente delle turbine situate nelle vicinanze delle loro abitazioni. In particolare si rilevavano disturbi del sonno, cefalee, sensazione di instabilità, variazioni di peso, aumento della pressione sanguigna in concomitanza con l’inizio del funzionamento dell’impianto nel dicembre 2006. Anche in Giappone in vicinanza di questi impianti è stata segnalata la presenza di disturbi analoghi che hanno definito come “malattia da turbina eolica”. Il ministero dell’Ambiente , fortemente preoccupato da questo stato di cose ha promosso un’indagine sulla presenza dei suoni a bassa frequenza. Nell’Ontario c’è comune riscontro di sintomi analoghi come disturbi del sonno, cefalea, senso di instabilità, ronzio auricolare, instabilità, aritmie e palpitazioni, ansia , disturbi cognitivi e di memoria, lipotimie.
Una turbina eolica produce rumore sia ad alta che a bassa frequenza. Il rumore ad alta frequenza è dovuto sia alla componente del moltiplicatore di giri della pala, che allo scorrimento della stessa nell’aria. Vi è poi una seconda componente dovuta al passaggio della pala vicino all’albero di sostegno della struttura. Bergland et al. nel 2000 hanno eseguito per conto dell’OMS uno studio (Noise and Sound) in cui sostengono che le turbine eoliche causano un rumore invadente che ha effetti nocivi sulla salute. Alle stesse conclusioni sono giunti anche studi olandesi del 2004 e del 2007. E’ ancora Hanning a contestare l’affermazione sostenuta da alcuni produttori di turbine secondo cui al rumore ci si assuefa. Pur essendovi poche ricerche in tal senso vi è uno studio di Pirrera et al. del 2009 che pur se riferito al traffico dimostrerebbe il contrario. Ma il rumore sicuramente più insidioso perché al disotto della frequenza di percezione umana di 20 Hz è costituito dagli infrasuoni. Sono loro che sono capaci mandare in risonanza la parte dell’orecchio interno deputata all’organo dell’equilibrio e del senso spaziale. Secondo Ivan Buxton ( Low frequency noise and infrasound (2006) in una revisione della letteratura nota: “Vi è un gran numero di articoli che fanno riferimento agli effetti della frequenza infrasonica e della vibrazione negli esseri umani. Risulta evidente da questi lavori che l’effetto del rumore a bassa frequenza va molto più in profondità di un fastidio soggettivo come asserito dai sostenitori dell’energia eolica; vi sono al contrario dimostrazioni di rischi cardiovascolari con effetti cronici endocrini , ivi compreso un aumento della produzione di cortisolo (già indicato da Harlow nel 1987) che può produrre una diminuzione della produzione degli anticorpi inibendo o sopprimendo la capacità e la resistenza dell’organismo alla malattia.
In questa breve trattazione si sorvola sugli effetti delle turbine eoliche sulla fauna. Una sola considerazione. Anche gli animali sono particolarmente sensibili ai rumori infrasonori. Vi sono studi in tal senso da riferire tra gli altri ancora a Buxton che cita una diminuzione della deposizione di uova da parte delle gallline, riduzione del latte da parte delle capre, maiali con eccesso di ritenzione di acqua e sodio per eccessiva secrezione ormonale, aumentato lavoro cardiaco, disturbi respiratori in pecore e agnelli, diminuzione dell’appetito. Vi sarebbe inoltre un aumento degli animali nati con deformità e dei nati morti oltre ad una diminuzione della fertilità. Uno studio europeo conferma inoltre un importante e irreversibile effetto sull’habitat animale selvaggio da parte delle turbine eoliche.
Tra le domande ancora prive di risposte ve ne sono alcune drammatiche : quali conseguenze su neonati, bimbi e feti cui le madri sono esposte in gravidanza?
Lungi dal generalizzare e in mancanza di studi e dati oggettivi che eticamente avrebbero dovuto avere già alcune risposte da un doveroso commissionamento di studi ad hoc, come medico e come cittadino vorrei sperare che – una volta tanto – si rifugga dalla colpevole leggerezza che purtroppo risulta applicata in altre forme di inquinamento.
GIUSEPPE MISEROTTI
Presidente Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Piacenza
ISDE Piacenza
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“La sindrome da turbina eolica”
Nina Pierpont, MD, PhD “La sindrome da turbina eolica” Sommario
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20 dicembre 2009
Il contenuto di questo libro è una relazione scientifica su una ricerca originale e pionieristica che riporta e discute i sintomi presentati da individui residenti nelle aree adiacenti a grandi turbine eoliche industriali (1,5–3 MW) erette dal 2004.
I risultati sono stati i seguenti:
1) Le turbine eoliche provocano la sindrome da turbina eolica. Lo sappiamo con certezza a causa della manifestazione dei sintomi negli individui che vivono presso le turbine e della scomparsa dei medesimi, se le persone si allontanano da tali aree. Le stesse famiglie oggetto dello studio hanno compreso di doversi allontanare dalle turbine per liberarsi dai sintomi, e nove su dieci si sono trasferite altrove, vendendo o perfino abbandonando la propria casa.
2) Non si abbandona la propria casa per un “fastidio”. I sintomi riportati di insonnia, vertigini e nausea non possono essere valutati come semplici “fastidi”.
3) Il cluster di sintomi riscontrati negli individui mostra coerenza e ricorrenza, da qui la denominazione “sindrome”.
4) I sintomi in questione sono: disturbo e privazione del sonno, emicrania, tinnito (ronzio nelle orecchie), pressione nelle orecchie, stordimento, vertigini, nausea, visione sfocata, tachicardia, irritabilità, problemi di concentrazione e memoria, attacchi di panico associati a sensazioni di movimento o tremori del corpo durante la veglia o il sonno.
5) Sia i bambini che gli adulti ne sono affetti. In particolare ne risentono gli adulti più anziani.
6) Gli individui con disturbi preesistenti, quali emicrania, sensibilità al movimento o danni alle strutture dell’orecchio interno (come la perdita uditiva provocata dall’esposizione al rumore industriale) mostrano, rispetto agli altri, una maggiore predisposizione alla sindrome da turbina eolica. Questi risultati sono statisticamente significativi (p < 0,01).
7) I sintomi da sindrome da turbina eolica non sono statisticamente associati all’ansia o ad altri disordini mentali preesistenti.Nina Pierpont, MD, PhD "La sindrome da turbina eolica" 2 di 53
Le dimensioni campione di 10 famiglie (38 persone) sono sufficienti ad ottenere dati statisticamente significativi sulla predisposizione o sui fattori di rischio.
9) I fattori di sensibilità fanno comprendere quale sia la patofisiologia della sindrome da turbina eolica. Il complesso ricorda le sindromi causate da disfunzione vestibolare (organo dell’equilibrio dell’orecchio interno). Si suggerisce che il meccanismo che la provoca sia da attribuire a disturbi del senso di equilibrio e di posizione, causati da rumore e/o vibrazione, ed in particolare dalle componenti a bassa frequenza di rumore e vibrazione.
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Con la denominazione “sindrome da turbina” eolica si intende una serie di sintomi sufficientemente seri da far allontanare le persone dalle proprie abitazioni, e si stabiliscono i fattori di rischio per la salute, evidenziati da tali sintomi. Questo studio e altri studi presi in considerazione nella relazione indicano che una distanza sicura deve essere di almeno 2 km e oltre per le turbine più grandi e in una topografia più varia. Un’ulteriore ricerca è necessaria per chiarire le cause fisiche e i meccanismi fisiologici, approfondire alcuni altri effetti sulla salute per coloro che vivono nei pressi di turbine eoliche, determinare il numero delle persone colpite ed indagare gli effetti su determinati gruppi di popolazione, quali i bambini. Il finanziamento e la moratoria dei governi sono indispensabili.
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RISPOSTA DELL’ORECCHIO AI SUONI A BASSA FREQUENZA, INFRASUONI E TURBINE EOLICHE
Alec N. Salt, Timothy E. Hullar
Dipartimento di otorinolaringoiatria, Washington University School of Medicine
http://reteresistenzacrinali.files.wordpress.com/2011/03/salt-and-hullar-2010.pdf
Gli infrasuoni sono generati internamente nel corpo (respirazione, battito cardiaco, tosse ecc.) e da sorgenti esterne come condizionatori d’aria, abitacoli dei veicoli, alcuni processi industriali e dalle turbine eoliche, impianti oggi in continuo aumento. E’ opinione comune che gli infrasuoni prodotti ad una frequenza inferiore a quella udibile non abbiano influenza sull’udito. In questo articolo studiamo i possibili meccanismi attraverso i quali suoni a bassa frequenza con livelli udibili o non udibili possano influenzare la funzionalità dell’orecchio.
L’orecchio interno ha elaborato meccanismi per attenuare i suoni a bassa frequenza, prima che vengano trasmessi al cervello. La porzione uditiva dell’orecchio, la coclea, ha due tipi di cellule sensoriali: cellule ciliate interne (IHC) e cellule ciliate esterne (OHC), di queste le IHC sono accoppiate a fibre afferenti che trasmettono gli impulsi uditivi al cervello. Le stereociglia sensoriali delle IHC sono immerse nell’endolinfa e attraverso questa ricevono stimoli meccanici, così le loro risposte dipendono dalla velocità dello stimolo (frequenza delle vibrazioni dell’endolinfa n.d.t.) e la loro sensibilità diminuisce col diminuire della frequenza del suono. Invece le OHC sono direttamente legate a stimoli meccanici, così l’input in arrivo rimane maggiore di quello delle IHC alle basse frequenze. A frequenze molto basse le OHC sono stimolate da suoni con livelli inferiori a quelli udibili. Benché le cellule ciliate in altre strutture sensoriali come il sacculo possano essere sintonizzate su frequenze infrasoniche (e quindi renderle udibili n.d.t), lo stimolo uditivo accoppiato a queste strutture è inefficiente, cosi che è improbabile che vengano influenzate da infrasuoni. (non rendendoli udibili n.d.t.)
È noto che le strutture coinvolte nella regolazione del volume dell’endolinfa sono anche influenzate dagli infrasuoni, ma si sa anche che la loro sensibilità è bassa. Comunque ci sono situazioni anormali nelle quali l’orecchio diventa ipersensibile agli infrasuoni. Nella maggior partedei casi le risposte dell’orecchio interno agli infrasuoni possono essere considerate normali, ma potrebbero essere associate a sensazioni inconsuete o a piccoli cambiamenti fisiologici. Questo aumenta la probabilità che l’esposizioni elle componenti infrasoniche del rumore prodotto dalle turbine eoliche influenzi la fisiologia dell’orecchio.
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I danni neurologici provocati dagli aerogeneratori.
di Frey e Hadden
Gli aerogeneratori e la vicinanza alle abitazioni. L’impatto del rumore degli aerogeneratori sulla salute. Una silloge della letteratura e del dibattito in materia.
Come molti avevano fatto notare anni fa, tutti questi problemi, assieme alle relative spese legali e alle inchieste pubbliche, avrebbero potuto essere evitate con la più semplice delle soluzioni: collocare le turbine eoliche ad una distanza dalle case tale da proteggere gli occupanti da conseguenze pregiudizievoli alle salute. Benchè questo lavoro esamini in primo luogo le politiche britanniche, gli effetti indesiderati sulla salute sono universali.
Il testo inizia fornendo un quadro dell’impatto del rumore delle turbine eoliche come riferito da famiglie e comunità nel Regno Unito, Giappone, Australia, Canada ed in tutta Europa.
Il primo capitolo raccoglie e riporta alcuni casi recenti di problemi alla salute sofferti da famiglie esposte per lungo tempo al rumore delle turbine eoliche.
Il capitolo 2 esamina i punti di vista dei principali esperti di acustica circa l’impatto fisico del “bombardamento” acustico sulle persone.
Il capitolo 3 discute le ricerche mediche di autorità internazionali riconosciute come ad esempio l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Come per molti casi di sanità pubblica, i problemi sono cominciati da casi in cui le turbine erano state costruite troppo vicine alle case. Le proteste erano cominciate ad emergere in modo non sistematico, perchè spesso le persone colpite non associavano l’improvvisa comparsa dei disturbi del sonno, mal di testa o difficoltà di concentrazione con il rumore. La maggior parte di queste persone aveva fiducia quando le società di energia ed i loro stessi pubblici amministratori affermavano che le turbine non erano intrusive, che il rumore prodotto era facilmente mascherabile dal rumore di fondo e che l’entità del rumore poteva essere paragonato a suoni familiari, come quello di un frigo in cucina o una silenziosa conversazione in biblioteca. Inizialmente tutte le persone colpite pensavano che i propri nuovi sintomi fossero unici. Quanto più i lamenti di chi viveva vicino a nuovi siti eolici emergevano, alcuni dei pazienti – e alcuni medici – cominciarono a sospettare che la fonte dei loro problemi fosse da associare con il rumore prodotto dalle pale. Questa associazione sembrava ancora più verosimile perchè i sintomi diminuivano quando essi si allontanavano da casa. Inoltre i sintomi ricomparivano quando tornavano alle loro abitazioni.
Il capitolo 4 prende in considerazione la violazione di diritti umani internazionali fondamentali, quando i pubblici amministratori, nel desiderio di raggiungere gli obiettivi energetici, agiscono a detrimento della salute e della dignità delle famiglie.
L’influente industria eolica ed i suoi lobbisti, gli enti pubblici, le organizzazioni ambientaliste e molti mass media spesso utilizzano etichette negative, tipo “NIMBY”, per stigmatizzare chi si lamenta come insensibile all’inquinamento atmosferico ed al riscaldamento globale, onde togliere importanza alle loro denunce. E’ tuttavia essenziale ricordare che molte delle vittime del rumore da turbina eolica erano le stesse persone inizialmente favorevoli alle pale, comprendendo il dilemma di bilanciare esigenze ambientali e domanda di energia. Invece, essi vengono marginalizzati e presentati come stupidi ed egoisti.
I problemi di salute pubblica spesso evolvono gradualmente e diventano più evidenti solo col passare del tempo e la durata dell’esposizione.
La soluzione è sempre sembrata ovvia: collocare le pale più lontano dalle case e dalle altre strutture sensibili. Naturalmente si deve determinare la distanza ottimale, ma qui cominciano i guai, con le industrie che spingono per distanze piccolissime, mentre molti altri perseguono una collocazione più precauzionale, nel tentativo di proteggere benessere, dignità e qualità della vita.
Va notato che gli sviluppatori dell’energia eolica spesso affermano che non esistono virtualmente studi sul rumore delle pale e nessuna prova sugli effetti negativi (Ndt: ciò è accaduto di recente anche durante l’assemblea pubblica di presentazione dell’impianto di monte Bastione). Comunque non ci sono solo studi specifici sugli effetti negativi del rumore delle pale, ma anche studi sul rumore con caratteristiche acustiche simili o condivise. Il rumore delle pale è particolarmente complicato a causa del “cocktail” delle caratteristiche fisico-acustiche che riguardano l’inquinamento da rumore. Il rumore pulsante, caratteristico delle pale, può essere più intrusivo di altri tipi di rumore, e le pulsazioni includono componenti sia udibili che non-udibili, cioè rumore a bassa frequenza, infrasuoni e vibrazioni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di abbassare i decibel consentiti quando il rumore contiene queste caratteristiche. L’OMS fa queste raccomandazioni non solo per ridurre il fastidio e il disturbo, ma perchè studi epidemiologici indicano chiaramente che il rumore ambientale è pregiudizievole e dannoso alla salute.
Scegliere una distanza minima di due chilometri come tutela tra abitazioni e turbine eoliche, sebbene una distanza ancora maggiore potrebbe rivelarsi necessaria, non è eccessivo quando le vite e il benessere degli interessati vengono presi in considerazione. C’è ancora un’ampia opportunità per gli sviluppatori di posizionare i loro impianti in modo più appropriato e per la Pubblica Amministrazione di correggere gli errori nella politica che consente questi effetti negativi, imprevedibili e inaccettabili.
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