Oggi non possiamo più volgere la testa e non guardare o peggio ancora fingere di non aver visto. Il nostro impegno civico è la tutela dei nostri patrimoni territoriali. Sottoscrivi e partecipa, essere attivi nella difesa del proprio ambiente e delle proprie tradizioni è la sfida alla quale, come privati o gruppi, non dobbiamo rinunciare. Segnalaci le emergenze ambientali della tua terra, il racconto e la diffusione sono il primo passo. L’informazione è la più grande risorsa. ” !IL TEMPO DI AGIRE E’ ORA! ”
Per comunicarci attività ed iniziative che segui nel tuo territorio : info@retesalvaguardiaterritorio.it
——————————————————————————————————————-
Mafia: patto criminale su eolico in Sicilia
Trapani, 17 feb.
Le mani della mafia sull’eolico.Un patto tra fedelissimi del superlatitante Matteo Messina Denaro, politici, burocrati e imprenditori siciliani, campani e trentini per speculare sull’affare dell’energia pulita in Sicilia.
Otto le ordinanze di custodia cautelare eseguite all’alba da agenti della Squadra mobile e carabinieri del Reparto operativo provinciale di Trapani, al termine di complesse indagini sulle dinamiche politiche e imprenditoriali riguardanti la realizzazione di parchi eolici in Sicilia. I provvedimenti sono stati emessi dal Gip di Palermo, Antonella Consiglio, su richiesta dei Pm della Procura antimafia Ambrogio Cartosio e Piero Padova, nei confronti di politici, imprenditori e funzionari del Comune di Mazara del Vallo, oltre ad alcuni pregiudicati mafiosi, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, corruzione e violazione della legge elettorale.
Nell’operazione, denominata “Eolo”, sono stati impegnati oltre cento tra poliziotti e carabinieri, per arresti eseguiti in provincia di Trapani (Mazara del Vallo, Marsala, Trapani e Castelvetrano), nonche’ a Sala Consilina (Salerno) e a Trento.
Gli ordini di carcerazione riguardano: Giovan Battista Agate, di 66 anni, pluripregiudicato mafioso di Mazara del Vallo, fratello del piu’ noto Mariano Agate; Luigi Franzinelli, 64 anni, imprenditore di Trento; Vito Martino, imprenditore mazarese di 41 anni, gia’ assessore e consigliere comunale di Forza Italia; Melchiorre Saladino, 60 anni, imprenditore di Salemi (Trapani), ritenuto contiguo a Matteo Messina Denaro; Giuseppe Sucameli, mazarese di 60 anni, gia’ architetto del Comune di Mazara del Vallo, attualmente detenuto per associazione mafiosa. Altri tre sono stati posti agli arresti domiciliari: Baldassare Campana, mazarese di 60 anni, responsabile dello Sportello unico attivita’ produttive del Comune di Mazara del Vallo; Antonino Cottone, mazarese di 73 anni, imprenditore e gestore della “Calcestruzzi Mazara”; Antonio Aquara, 50 anni, imprenditore di Ottati (Salerno).
Gli arrestati, a vario titolo, avrebbero consentito alla famiglia mafiosa di Mazara del Vallo, il controllo di attivita’ economiche, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici nel settore della produzione di energia elettrica mediante impianti eolici, anche attraverso lo scambio politico-mafioso di voti. Inoltre, con la complicita’ di ignoti pubblici ufficiali in servizio al Comune di Mazara del Vallo, avrebbero rivelato notizie sottoposte a segreto d’ufficio, riguardanti uno schema di convenzione per la realizzazione di un parco eolico a cura della societa’ “Enerpro”; in particolare, il documento, temporaneamente asportato dalla cassaforte che lo custodiva, sarebbe stato reso noto agli amministratori della societa’ concorrente “Sud Wind S.r.l.”, affinche’ quest’ultima potesse presentare una convenzione analoga, ma a condizioni piu’ vantaggiose. Non solo. Tramite l’imprenditore di Salemi, Melchiorre Saladino, e con il concorso di altri pubblici ufficiali non ancora identificati, Vito Martino (prima da assessore, poi da consigliere comunale di Mazara del Vallo) e Baldassare Campana (nell’esercizio delle funzioni di responsabile dello Sportello unico attivita’ produttive del Comune di Mazara del Vallo), avrebbero “costantemente e ripetutamente favorito la societa’ Sud Wind S.r.l. nella stipula di una convenzione con il Comune di Mazara del Vallo – affermano gli investigatori – per la realizzazione di una centrale eolica per la produzione di energia elettrica, stabilendo una transazione corruttiva con Antonino Aquara e Luigi Franzinelli, rispettivamente amministratore unico e socio della Sud Wind S.r.l, ricevendo cospicue somme di denaro e autovetture di lusso”. Alcuni degli arrestati devono anche rispondere del reato di voto di scambio, perche’ in concorso con Josef Gostner, socio e procuratore speciale della societa’ “Fri-El Green Power S.p.a.” di Bolzano, avrebbero pattuito di corrispondere un contributo di 30 mila euro a Vito Martino, candidato nella lista di Forza Italia alle elezioni regionali siciliane del 2006 (risultato poi secondo dei non eletti), senza alcuna deliberazione da parte dell’organo societario e senza l’iscrizione nel bilancio della societa’.
Le indagini accertano che Cosa nostra Spa aveva dato il suo l’imprimatur all’attivita’ di imprenditori e politici orientandone modalita’ e obiettivi nella realizzazione dei parchi eolici nella provincia di Trapani e controllando l’intero comparto produttivo nel territorio, per un affare di svariate centinaia di milioni di euro ai quali si aggiungono, per la stessa entita’, gli ingenti finanziamenti regionali. Esponenti di rilievo di Cosa nostra si sono attivati per acquisire, in modo diretto e indiretto, la gestione o comunque il controllo di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici nel settore, pianificando la propria strategia imprenditoriale in occasione di alcuni summit mafiosi. Vertici che servivano a consolidare, ad esempio, i patti scellerati tra esponenti di vertice dell’organizzazione criminale di Mazara del Vallo, politici ritenuti referenti della stessa come il consigliere comunale Vito Martino, genero del mafioso Antonino Cuttone Antonino, funzionari comunali come Campana, pubblici ufficiali e imprenditori di riferimento di Cosa nostra, e soci occulti di esponenti mafiosi (come Saladino) o titolari delle imprese favorite dall’organizzazione mafiosa (Aquara e Franzinelli). Questi svolgevano attivita’ corruttiva, promettendo somme di denaro e mediando, insieme ai referenti di Cosa nostra all’interno dell’amministrazione comunale, con funzionari e pubblici ufficiali per pilotare gli iter amministrativi e promuovere intese tra vari imprenditori titolari di imprese operanti nel settore dell’energia eolica (Sudwind, Enerpro, Eolica del Vallo Srl). Peraltro, se da un lato emergeva come Martino operasse sotto precise indicazioni del suocero e di Giovan Battista Agate, dall’altro l’opera di mediazione di Saladino era costantemente pianificata e condivisa dall’esponente della famiglia mafiosa di Salemi Paolo Rabito.
Tutto inizia nel 2003, quando alcune imprese, fra le quali la Enerpro e la Sud Wind Srl, chiedono al Comune di Mazara di realizzare parchi eolici sul territorio comunale. Saladino, imprenditore di Salemi, riceve dall’allora reggente del mandamento mafioso di Mazara, Matteo Tamburello, l’autorizzazione a operare quale “gestore” imprenditoriale per la realizzazione di un parco eolico nel territori. Al summit mafioso svoltosi presso la Calcestruzzi Mazara spa viene deciso che sarebbe stata la Sud Wind a realizzare il parco eolico di Mazara del Vallo. Scatta a quel punto il rapporto corruttivo tra Franzinelli e Aquara, soci nella Sud Wind, da una parte, e Saladino e il consigliere comunale Martino, dall’altro, promettendo di consegnare ad entrambi la somma complessiva di 150 mila euro, una parte della quale poi versata a pubblici ufficiali coinvolti.
Il 21 dicembre 2004 il Comune di Mazara stipula con la Sud Wind la convenzione per la realizzazione della centrale eolica. Il 26 maggio 2005 il Consiglio comunale esprime parere contrario sul progetto per la realizzazione di un parco eolico presentato dalla Enerpro, boicottato da Martino sebbene fosse del tutto analogo. Ma nel dicembre le due societa’ pervengono a un accordo: i due progetti vengono unificati e viene designata la Eolica del Vallo. Da questo momento in poi, Martino lavora per l’attuazione del nuovo accordo. Il 27 aprile 2006 il Consiglio comunale approva, pero’, la delibera concernente il parere richiesto su un progetto di realizzazione di un parco eolico “Venti di Vino” da parte della societa’ Fera (Fabbrica energie rinnovabili alternative), creando grosse preoccupazioni al gruppo affaristico, superate con la decisione di imporre alla Fera un accordo di collaborazione con la Eolica del Vallo. Dovra’ essere l’amministrazione a costringere la Fera a pervenire a tale accordo, con la minaccia, diversamente, di veder boicottato il proprio progetto. A Martino era riservato il compito di convincere il sindaco Giorgio Macaddino a muoversi in tal senso. A margine della vicenda, anche la societa’ “Fri-El Green S.p.a.” di Bolzano il cui canale era Saladino il quale raccomanda l’impresa a Martino. Nel maggio 2006, quest’ultimo, impegnato nelle elezioni regionali nella lista di Fi, riceve proprio dalla Fri-El Green la promessa di un “contributo” per le spese elettorali di 50 mila euro. Il 28 maggio 2006 si tengono le elezioni e Martino risulta il secondo dei non eletti. Prima quale assessore comunale a Mazara (fino al 2004) e successivamente nella qualita’ di consigliere comunale (Fi), e’ il perno politico della vicenda. Operando in stretto raccordo con i vertici della famiglia mafiosa (in primo luogo con il suocero Antonino Cuttone) e facendo leva sulle proprie conoscenze all’interno dell’amministrazione comunale, si adopera affinche’ l’impresa prescelta, la Sud Wind, benefici di una corsia preferenziale e la Enerpro venga esclusa, pilotando la procedura per la realizzazione del parco eolico “Mazara 1?. Un pressing svolto in tandem con l’architetto Baldassarre Campana, responsabile dello Sportello unico attivita’ produttive del Comune e funzionario istruttore della pratica relativa alla stipula della convenzione fra il Comune di Mazara e la Sud Wind per la realizzazione di un parco eolico in contrada “Aquilotta”. Di rilievo anche il ruolo di Giuseppe Sucameli, gia’ funzionario in servizio presso l’ufficio appalti del Comune, organicamente inserito nella famiglia mafiosa. In un primo momento, sostiene la Enerpro, ma, dopo aver partecipato a una riunione con Agate, Cuttone e Saladino, preso atto che la Sud Wind godeva del loro appoggio, cambia “cavallo” in corsa. (AGI)
Scritto da: Via dal Vento – 18 febbraio 2009 Archiviato in Criminalità, Sicilia.
—————————————————————————————————————–
Eolico e mafia: condanna a 106 anni per i membri del clan dei Bruno
“Undici richieste di condanna per complessivi 197 anni di carcere erano state chieste dal Pubblico Ministero nell’inchiesta sul tentativo di infiltrazioni mafiose nel progetto per un parco eolico in contrada Canali a Torre Santa Susanna, in provincia di Brindisi.
La sentenza ha portato la condanna complessiva a centosei anni e tre mesi. Sentenza che arriva dopo giorni di camera di consiglio. Le accuse, come avevano accertato i carabinieri mettendo in atto gli arresti il 31 marzo 2008, per il clan dei Bruno sono per associazione mafiosa, droga, armi, estorsioni.
Per Andrea Bruno, elemento di riferimento della SCU a Torre Santa Susanna e nei comuni limitrofi, il Pubblico Ministero Milto De Nozza aveva chiesto 30 anni di carcere. Dodici anni per Vincenzo Bruno, 30 anni, ventinove anni per Emanuele Melechì, 42 anni; diciotto anni per Daniele Melechì, 37 anni; diciassette anni per Cosimo Melechì, 36 anni; dodici anni per Cosimo Damiano Torsello, 74 anni, di Alessano; quattro anni e una multa di duemila euro per Antonio Carluccio, 41 anni, tutti di Torre Santa Susanna. Ventidue anni per Vito Fai, 45 anni; diciannove anni per Piero Fai, 30 anni; diciassette anni per Giuseppe Fai, 28 anni; diciassette anni per Graziano Fai, 26 anni, tutti di Tuturano. Undici richieste di condanna per complessivi 197 anni di carcere ed una sola di assoluzione, quest’ultima per Amerigo D’Abramo, 30 anni di Torre Santa Susanna.
La sentenza invece ha deciso due assoluzioni e nove condanne. Il boss Andrea Bruno è stato condannato a 26 anni di carcere; 19 anni per Emanuele Melechì, 17 anni per Vito Fai, 13 anni per Pietro Fai, 9 anni e 3 mesi per Daniele Melechì, 7 anni per Vincenzo Bruno e Cosimo Melechì, 5 anni per Cosimo Damiano Torsello.
Assolti, invece, Graziano Fai ed Americo D’Abramo.
“
Fonte: News Puglia.
Scritto da: Via dal Vento – 12 luglio 2011 Archiviato in Criminalità, Puglia
——————————————————————————————————————
14/9/2010 (11:10) – SICILIA
Le mani della mafia sull’energia pulita
Maxisequestro al re dell’eolico:
legato al boss Messina Denaro
TRAPANI
Nell’ambiente lo chiamavano «il signore del vento», una definizione colorita che descrive bene l’immenso impero costruito da Vito Nicastri, 54 anni, alcamese, leader nazionale nel settore dell’eolico. Socio di una piccola cooperativa che piazzava impianti solari porta a porta, in pochi anni, ha scalato le vette della green economy italiana. Un’escalation sospetta, secondo gli inquirenti, che, dietro tanta fortuna, vedono l’ombra di Cosa nostra.
I dubbi degli investigatori, ora, però, sono anche i dubbi dei giudici che hanno sequestrato il patrimonio di Nicastri: società e beni per un miliardo e mezzo di euro. L’imprenditore trapanese dovrebbe il suo successo ai soldi dei mafiosi che avrebbero deciso di investire nelle energie alternative. Lo proverebbero i suoi rapporti con il superlatitante Matteo Messina Denaro, considerato il nuovo capo della mafia siciliana, e la sproporzione tra i redditi puliti e l’immenso patrimonio accumulato. Protagonista, negli anni ’90, di una delle tante tangentopoli siciliane, reo confesso, ha patteggiato una condanna per corruzione, ma ha evitato il carcere. In cella, però, Nicastri è finito l’anno scorso assieme al presidente del Calcio Benevento, Oreste Vigorito: entrambi erano accusati di una maxitruffa allo Stato escogitata per avere fondi pubblici per l’energia eolica.
Scarcerato, il «signore del vento», attualmente è libero. Dopo il solare – seppure su scala “casalinga” – l’alcamese ha puntato sull’eolico. Come sviluppatore, «figura professionale tipicamente italiana – scrive la Dia nell’informativa che ha supportato la richiesta di sequestro – che consiste nella realizzazione e nella successiva vendita, chiavi in mano, di parchi eolici, con ricavi milionari». Di Nicastri, nel tempo, hanno parlato diversi collaboratori di giustizia. Secondo gli inquirenti, oltre che andare a braccetto con la cosca di Messina Denaro, avrebbe stretto relazioni «con le consorterie criminali del messinese, del catanese ed anche con la ’ndrangheta calabrese, in particolare con le ’ndrine di Platì, San Luca ed Africo del reggino». Il sequestro, definito tra i più cospicui degli ultimi 20 anni, ha colpito 43 società di capitali, anche con partecipazioni estere, operanti prevalentemente nel settore eolico e fotovoltaico, intestatarie, tra l’altro di centinaia di appezzamenti di terreno nelle province di Trapani, Palermo, Reggio Calabria, di numerosi beni mobili, immobili e conti correnti; un centinaio di beni immobili (terreni, palazzine, ville con piscina, magazzini), sempre nel Trapanese; diverse autovetture di grossa cilindrata, un lussuoso catamarano di circa 14 metri e oltre 60 rapporti finanziari (conti correnti, depositi a risparmio, depositi titoli, polizze assicurative).
Negli ultimi anni, al business “verde” Nicastri ha associato interessi politici: alle ultime elezioni regionali è stato il supporter del candidato all’Ars Davide Fiore (Mpa), che, non eletto, è stato chiamato, successivamente, dal presidente della Provincia regionale di Trapani, Mimmo Turano, a ricoprire la carica di assessore allo Sport e Turismo fino a due mesi fa.
lastampa.it
——————————————————————————————————————-
INIZIATIVA 1 ORA A SETTIMANA PER L’AMBIENTE:
14 gennaio 2012 – Primo giorno di raccolta dei rifiuti a bordo strada e nelle campagne di Bagnoregio – loc. Campolungo e Monterado(Vt).
La più piccola “Sentinella per l’Ambiente” ha raccolto:
4 bottiglie di plastica + 2 lattine di birra+ 7 pacchetti di sigarette + 3 sacchi di semenze + 1 lattina di bibita + plastiche +2 guanti spaiati

