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Bruxelles, 19 dic. (Adnkronos/Aki) – Escludere gli investimenti fatti in infrastrutture a favore dell’ambiente dai vincoli di bilancio dettati dal rigore del Patto di stabilità europeo. E’ la proposta avanzata dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini alla riunione dei colleghi dei 27. “Sarebbe opportuno avviare una riflessione sulla possibilità che gli investimenti nelle infrastrutture siano esclusi dal Patto di stabilità”, ha affermato il ministro al Consiglio Ue Ambiente.

“Ci vuole una partecipazione pubblica – ha spiegato Clini durante una conferenza stampa – ma questo in Italia si scontra con i vincoli di bilancio che rientrano nel Patto di stabilità”. “Ora, questo sta diventando stringente”, ha continuato il ministro, chiedendosi quindi “se alcune infrastrutture che servono alla crescita o a trasformare l’economia degli Stati membri non debbano essere considerate fuori dal Patto, altrimenti diventa un circolo vizioso da cui non è possibile uscire”.

Per questo Clini ha posto la questione ai suoi omologhi europei con l’obiettivo di vedere se è possibile “riuscire a muovere in Europa iniziative positive”.

“L’ecotassa potrebbe essere una soluzione nel momento in cui avessimo una tassa di scopo” che sia “finalizzata alla gestione delle tematiche ambientali”. E’ l’opinione espressa dal ministro dell’ambiente Corrado Clini a margine del Consiglio Ue, ricordando che l’Italia ha già “un bel pacchetto di tasse ambientali pari al 6% della tassazione”, ma che di questo “meno dello 0,5%” viene poi effettivamente utilizzato per portare avanti politiche ambientali.

Inutile, poi, secondo il ministro che questa sera incontrerà a Milano le regioni Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna per discutere della crisi dello smog, chiudere alla circolazione il centro delle città se poi la circolazione si addensa nella sua periferia. “E’ poco efficace chiudere il centro delle grandi città se il traffico si congestiona alla loro cinturae i veicoli si fermano appena prima”, quando “l’inquinamento putroppo non conosce limiti amministrativi”.

Per questo, ha aggiunto Clini, “serve a poco che si blocchi il traffico ai limiti amministrativi” dei centri urbani, mentre quel che “ci vuole sono investimenti, non basta la buona volontà o l’educazione, ci vogliono le infrastrutture” per cambiare il volto ai trasporti pubblici e delle merci.

Aumentare il taglio delle emissioni di CO2 dal 20 al 30% entro il 2020 può essere “fattibile” ma solo se adeguatamente sostenuto da poliche Ue che operino in questa direzione. “Il trend di riduzione verso l’obiettivo stabilito può essere fattibile, si può arrivare a una maggiore riduzione delle emissioni se queste sono sostenute da politiche europee”, ha affermato il ministro.

L’Italia si potrebbe quindi “ritrovare”, ha spiegato Clini, nell’ambito di un vero e proprio “trend europeo” in questa direzione, aiutato da misure come la direttiva sull’ecoefficienza (al momento in disucssione all’Europarlamento) o nuove norme in materia di fiscalità energetica, come per esempio l’azzeramento degli incentivi all’utilizzo dei combustibili fossibili o incentivi all’utilizzo di fonti rinnovabili.

Per il ministro Clini la conferenza sul clima tenutasi a Durban, nonostante abbia raggiunto “conclusioni molto modeste” costituisce comunque una “svolta” per l’Ue rispetto al passato, dove era rimasta “schiacciata” dalle posizioni di Cina e Usa.

Quanto avvenuto in Sud Africa pur essendo “la premessa per un accordo”, “è una svolta perché questo accordo arriverà con un forte partenariato con i paesi in via di sviluppo” come India, Brasile, Sud Africa e la Cina stessa. L’Ue ha quindi una “prospettiva positiva di uscire dalla situazione economica attuale se si aggancerà alla locomotiva Cina-Brasile e in generale a quell’area del pianeta in crescita economica e che ha le risorse primarie”, puntando a trasformarsi in “un hub per lo sviluppo delle tecnologie e per soluzioni innovative dal punto di vista energetico”.

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