Lo sostiene l’Agenzia internazionale dell’energia: da investire circa 900 miliardi di dollari da qui al 2050 nei vari settori industriali
La tecnologia Ccs (carbon capture and storage) dovrà contare almeno 1.800 impianti attivi in tutto il mondo entro il 2050, con un investimento complessivo stimato in circa 900 miliardi di dollari. Questa la Roadmap definita dall’Agenzia internazionale dell’energia (Iea, International energy agency) e dall’Unido, l’organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale. La tecnologia consiste nel catturare la Co2 emessa dagli impianti come acciaierie, cementifici, raffinerie e dalle centrali termoelettriche, per poi trasportarla su navi o attraverso condutture fino ai depositi sotterranei, per esempio ex giacimenti di petrolio e gas.
Secondo la Roadmap, per sfruttare il potenziale del Ccs, ancora schiacciato da numerose barriere, soprattutto economiche, bisogna puntare sulle attività industriali. Da queste ultime proviene circa un quarto delle emissioni totali di Co2. E dei 900 miliardi di dollari da investire complessivamente per la cattura della Co2, 670 dovranno dirigersi nei Paesi emergenti. “Mentre il mondo sviluppato deve indicare la strada nel tentativo di diffondere la tecnologia Ccs nel prossimo decennio – si legge in una nota dell’Agenzia – la cattura della Co2 deve crescere rapidamente anche nelle economie in espansione”. Secondo la Iea, inoltre, questi 900 miliardi da destinare a 1.800 progetti, sono solo il 2% degli investimenti richiesti per dimezzare le emissioni mondiali di Co2 entro il 2050, rispetto ai livelli del 2005 (l’unica via per combattere in modo efficace i cambiamenti climatici, stando alle previsioni della comunità scientifica internazionale). E gli impianti Ccs installati nelle industrie e nelle centrali che producono energia elettrica, potrebbero valere quasi il 20% della riduzione richiesta per le emissioni inquinanti.
Intanto servirebbero 60 progetti su vasta scala entro il 2020, con investimenti stimati in 27 miliardi di dollari (45 considerando anche i costi operativi, di trasporto e stoccaggio). Tuttavia, la cattura della Co2 rimane un terreno ostico per gli investitori. Tra le principali barriere che ostacolano i progetti Ccs, la Iea cita la mancanza d’incentivi commisurati ai vari settori industriali, la scarsa collaborazione internazionale, l’incertezza sull’affidabilità delle tecnologie impiegate. Secondo l’esperto Enea di questo settore, Stefano Giammartini, ci sono due aspetti positivi nel rapporto della Iea: “Questa roadmap fornisce il punto di riferimento per uno sviluppo industriale a basse emissioni di anidride carbonica, che integra in modo coerente gli sforzi di riduzione delle emissioni, sia dei Paesi industrializzati, sia di quelli in via di sviluppo”, si legge in una nota dell’ente italiano. “In secondo luogo – aggiunge Giammartini – fornisce una prospettiva di lungo periodo che può essere di ausilio non solo per i decisori politici, ma anche alla ricerca scientifica, come quella che l’Enea sta portando avanti ormai da molti anni, per programmare le azioni future di sviluppo tecnologico e di innovazione delle tecnologie Ccs, da trasferire al settore industriale”.