


In Germania il prof. Boehnel della prestigiosa Università di Gottinga, per dieci anni direttore dell’Istituto di biotecnologia tropicale e massimo esperto del botulismo, ha da tempo messo in relazione botulismo nei bovini e diffusione delle centrali a biogas. Diversi veterinari che si occupano di fauna selvatica hanno ricondotto morti di selvatici a botulismo causato dal proliferare delle biobas e allo spargimento dei digestato.Va però detto che oltre al botulismo acuto, patologia nota Boehnel ha individuato anche una forma di botulismo cronico pericolosa per gli animali e per l’uomo.
Nel maggio del 2011 la più importante rivista germanica di fauna, caccia e cinofilia ha dedicato allo scottante problema un’inchiesta (link all’articolo originale) con il titolo shock: TOD AUS DER BIOGASANLAGE. Basta conoscere quattro parole di tedesco per capire: La morte dagli impianti a biogas.
Nell’ambito della conferenza dei servizi per l’autorizzazione della biogas di Castiglion Fibocchi Giorgio Palù Professore, ordinario di Microbiologia e Virologia nonchè Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia Università degli Studi di Padova, aveva ritenuto le considerazioni di Boenhel meritevoli di essere prese in attenta considerazione.
Stalla sequestrata e moria di vacche
Ora proprio a Padova scoppia una epidemia di botulismo che provova la morte di 50 bovine di un’azienda da latte di Trebaseleghe. Tutto è successo la scorsa settimana nel giro di pochi giorni. Continua a leggere
È stata pubblicata in questi giorni la nuova Carta della sismicità in Italia dal 2000 al 2012 che mostra i terremoti registrati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV. Oltre 50.000 terremoti (ML?1.6), classificati e visualizzati in base alla loro magnitudo e profondità, compongono l’andamento della sismicità del territorio italiano nel nuovo secolo.

Don Chisciotte” – i burocrati europei possono finalmente «consegnare il pieno controllo della catena alimentare nelle mani di corporazioni potenti come la Monsanto». Il problema lo chiarisce lo stesso Gabel: «I piccoli coltivatori hanno esigenze molto diverse dalle multinazionali – per esempio, coltivano senza usare macchine e non vogliono utilizzare spray chimici potenti». Per cui, «non c’è modo di registrare quali sono le varietà adatte per un piccolo campo, perché non rispondono ai severi criteri della “Plant Variety Agency”, che si occupa solo dell’approvazione dei tipi di sementi che utilizzano gli agricoltori industriali». Praticamente, d’ora in poi, tutte le piante, i semi, gli ortaggi e i giardinieri dovranno essere registrati. Continua a leggere